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https://mosaicofontivegge.netsons.org Il sito web dell'Associazione Mosaico Fontivegge Sun, 14 Jun 2026 20:44:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 255318055 BereSapere https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/beresapere/ https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/beresapere/#respond Sun, 14 Jun 2026 20:13:44 +0000 https://mosaicofontivegge.netsons.org/?p=609 ENOTECA ‘BERESAPERE’: DAL 2006 UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER GLI AMANTI DEL VINO

Nata nel 2006, l’enoteca Beresapere in via Mentana n.43 rappresenta oggi una realtà consolidata per tutti gli appassionati del buon bere. Alla guida dell’attività ci sono
Luca e Gionata, con un’esperienza decennale nel mondo del vino, maturata negli anni attraverso passione, studio e contatto diretto con i clienti.

Fin dall’inizio, Beresapere si è distinta come punto di riferimento per appassionati, con un’offerta ampia e curata:non solo vini, ma anche distillati particolari, proposte alimentari d’eccellenza – soprattutto durante le festività – e una piccola selezione di birre artigianali.

Il cuore dell’attività resta comunque il vino, con una gamma che spazia dalle etichette più accessibili fino a vini pregiati e distillati rari, pensati per intenditori e curiosi. Il catalogo comprende più di 1200 etichette provenienti da tutto il territorio nazionale e selezionate anche nel resto del mondo.

Oltre alla vendita, l’enoteca offre anche servizi di consulenza per ristoranti e organizza degustazioni, creando momenti di incontro e scoperta dedicati agli appassionati.

Ma ciò che davvero caratterizza Beresapere è il rapporto con la clientela: qui il consiglio non è mai superficiale. Luca, Gionata, Giulio e il giovane Giovanni accompagnano ogni cliente nella scelta del prodotto più adatto, costruendo nel tempo un
rapporto di fiducia autentico.

Non è raro, infatti, che molti clienti si affidino completamente ai loro suggerimenti,
trasformando una semplice visita in negozio in un’esperienza personale. Negli anni, tanti di loro sono diventati veri e propri amici.

Il prodotto più di valore presente in enoteca? Una cassa di Champagne Salon che potrebbe
sostituire una utilitaria. La filosofia di Beresapere è chiara: non si tratta solo di vendere, ma di aiutare ogni cliente a trovare il prodotto giusto per sé, creando un’esperienza che va oltre il semplice acquisto. Un invito a scoprire da vicino una realtà dove competenza e passione si incontrano ogni giorno.

Per i soci di Mosaico Fontivegge che verranno a visitare l’enoteca, è previsto uno sconto
del 10%

📍 Dove

BereSapere si trova in via Mentana, 43 nel nostro quartiere.

[CATEGORIA] [COMUNITÀ] Sconto soci Mosaico

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Arte e Cultura https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/arte-e-cultura-it/ https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/arte-e-cultura-it/#respond Wed, 22 Apr 2026 12:20:14 +0000 https://mosaicofontivegge.netsons.org/?p=359

Arte e Cultura

Simon Wilfred Mgogo, pittore tanzaniano residente a Fontivegge, ha sviluppato il “Batinga” — uno stile personale che fonde il Batik e il Tingatinga africano — dopo anni di lavoro operaio notturno dedicato alla pittura. Scoperto da un missionario umbro, formato all’Accademia di Belle Arti di Perugia, ha esposto in Italia e all’estero. Nel 2025 ha tenuto una personale alla Rocca Paolina, visitata dall’ambasciatore della Tanzania.

Dalla Tanzania a Perugia, un simpatico e allegro pittore che ha inventato uno stile.

Incontro Simon Wilfred Mgogo nel suo appartamento in via Sicilia, adattato ad atelier e tra tele dipinte, tele in lavorazione, telai, cavalletti e strumenti del mestiere mi racconta la sua storia che meriterebbe lo spazio di un libro, impossibile da condensare in un articolo. E’ ancora un ragazzino quando don Francesco Bartoloni di Giano dell’Umbria, lo invita a frequentare la missione e a dipingere un pala d’altare. Il missionario lo aveva scoperto dalle vignette (caricature satiriche alla Forattini) che Simon faceva per un giornale a diffusione nazionale, … ero diventato famoso!, mi dice ridendo. L’opera, un Gesù predicatore tra due apostoli, piace e Simon confessa a don Francesco che vorrebbe imparare di più della tecnica pittorica, sente che può andare oltre le sue innate doti da autodidatta. E così nel 2001 don Francesco lo porta a Perugia dove inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Finita la scuola comincia a lavorare in una azienda metalmeccanica, …un lavoro duro, 10 ore fuori di casa…, ma ha bisogno di uno stipendio sicuro per vivere a Perugia e per mantenere la famiglia in Tanzania, lui maggiore di 10 fratelli: con quei soldi ho potuto mandare tre sorelle all’università. Così non gli resta che la notte per dipingere.

Poi conosce una ragazza di Foligno e le dice che fa l’operaio, ma quando a seguito di un incidente le regala un suo quadro lei rimane sorpresa e colpita non sapendo di questa velleità artistica: … ma tu sei bravo! Devi continuare!. E Simon, incoraggiato, continua a dipingere nonostante la fatica per conciliare passione e lavoro. Purtroppo la relazione con la fidanzata finisce. Simon è demoralizzato, svogliato, inizia una tela e la lascia, la mano non è più sicura a guidare il pennello, non riesce più a rappresentare volti e ambientazioni classiche. Osserva una coperta batik e comincia una pittura essenziale fatta di linee, punti, geometrie schematiche. Tira i colori sulle tele, comincia ad utilizzare la tecnica tingatinga, la tradizionale arte popolare africana, vivace, astratta o figurativa. Così piano piano, fondendo Batik e Tingatinga nasce Batinga, lo stile personale che gli ha dato notorietà.

Da lì mostre, articoli sulla stampa, esposizioni in Umbria (a Villa Fidelia di Spello partecipa da anni a “Stati d’Arte”), in varie città d’Italia e anche all’estero (Germania, Inghilterra, Francia), fino alla personale di settembre di quest’anno alla Rocca Paolina che è stata visitata dall’ambasciatore della Tanzania. Altri impegni sono già in calendario e altre sfide artistiche, come la sperimentazione su ceramica, attendono Simon per il 2026, al quale auguriamo successo e riconoscimenti.

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Storia del Quartiere https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/storia-del-quartiere-it/ https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/storia-del-quartiere-it/#respond Wed, 22 Apr 2026 12:10:21 +0000 https://mosaicofontivegge.netsons.org/?p=355

Storia del Quartiere

Fontivegge nasce come quartiere nella seconda metà dell’Ottocento grazie alla costruzione della stazione ferroviaria di Perugia (1866), che trasforma un’area rurale in un nodo urbano operaio. Tra il 1880 e il 1910 arrivano i primi caseggiati, il tram e le prime industrie, tra cui la Perugina (1907).

Questa rubrica vuole raccontare i cambiamenti che sono avvenuti nel nostro territorio, le storie e i ricordi di chi ci è vissuto o ci ha lavorato e dei nuovi arrivati, di come è cambiato il volto di intere aree. La rubrica è a disposizione di chiunque voglia dare informazioni e contributi di testimonianze con testi o immagini del passato e di tempi più recenti. Cominciamo questa rubrica con la rappresentazione dei due estremi, un territorio desolato con pochissima presenza umana come è stato fino alla metà dell’Ottocento e l’aspetto attuale che ha visto scomparire campagna e boschi sostituiti dalla crescente espansione dei classici insediamenti cittadini che si sono succeduti nel tempo.

Fontivegge deve il suo nome alla Fonte di Veggio (recentemente restaurata e alla quale dedicheremo spazio prossimamente) posta sull’unica via che portava nel Medioevo dalle campagne a sud-ovest verso Perugia. Lì, viandanti e cavalli potevano ristorarsi prima di affrontare la ripida salita verso la città. La storia di Fontivegge è strettamente legata all’evoluzione urbana e industriale della città tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quando quest’area passò da essere una zona rurale marginale fatta di terreni agricoli, pochi casali sparsi e piccoli agglomerati a un nodo ferroviario e produttivo di crescente importanza.

L’elemento decisivo per la nascita di Fontivegge come quartiere fu la costruzione della ferrovia e della stazione di Perugia, inaugurata nel 1866. La stazione, detta allora Perugia-Fontivegge, venne collocata nella pianura per motivi pratici (i treni non potevano salire al centro storico) e l’apertura della linea ferroviaria Firenze–Terontola–Foligno–Roma trasformò rapidamente l’area in una moderna porta d’accesso alla città. La nascita della ferrovia aveva però tracciato quella linea di separazione tra la parte verso Perugia e la parte verso la campagna (identificata con il toponimo Bellocchio) che continua a condizionare ancora oggi (e oggi ben più che nel passato) la circolazione viaria e la comunicazione urbana tra le due parti.

Dopo la costruzione della stazione, cominciarono a sorgere magazzini, depositi, officine ferroviarie e piccole industrie legate ai trasporti e alla lavorazione dei prodotti agricoli. La zona era considerata periferica e operaia, popolata da ferrovieri e manovali provenienti anche da fuori regione. Nel periodo 1880–1890 nacquero i primi caseggiati popolari e le locande per i lavoratori della ferrovia.

Nel 1899 arriva il tram, l’innovativo mezzo di trasporto su rotaia che sostituì le carrozze con cavalli che portavano i passeggeri dal centro città alla stazione e ritorno. Per fare il percorso di circa 4 km il tram impiegava 25 minuti (non tanto di più di un autobus attuale). Piazza Danti era l’ultima fermata (davanti al Turreno) per ospitare la quale si dovette, il 31 agosto 1899, spostare la statua di papa Giulio III nella posizione attuale a lato dell’ingresso principale del Duomo.

La presenza di abbondante acqua (*) rese possibile l’insediamento di abitati e di alcuni stabilimenti, tra cui il primo nucleo della Perugina, la fabbrica del cioccolato fondata nel 1907 e trasferitasi a Fontivegge, di fronte alla stazione, nel 1914. All’inizio del Novecento Fontivegge iniziò ad assumere un ruolo strategico nello sviluppo economico di Perugia. La stazione divenne il principale punto di scambio merci e passeggeri della città, con linee che collegavano Perugia a Roma, Firenze e Ancona. Si sviluppò una prima rete viaria che collegava Fontivegge a Porta Sant’Anna e al centro storico attraverso via Mario Angeloni (allora in fase di definizione urbanistica). Già dal 1910 l’area era ormai considerata una zona industriale e ferroviaria separata, ma vitale, rispetto al cuore medievale della città.

(*) L’acqua che da sempre scendeva dal colle su cui era edificata la città ha condizionato nel bene e nel male (per mano dell’uomo) la vita del quartiere. Naturalmente ne riparleremo.

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Fontivegge si “Racconta” https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/fontivegge-si-racconta-it/ https://mosaicofontivegge.netsons.org/it/fontivegge-si-racconta-it/#respond Wed, 22 Apr 2026 12:00:37 +0000 https://mosaicofontivegge.netsons.org/?p=47

Fontivegge si “Racconta”

Fontivegge si racconta attraverso le voci di chi ci vive, ci lavora e ci transita ogni giorno. Contro la narrazione esterna che descrive il quartiere quasi esclusivamente attraverso episodi di microcriminalità, Mosaico Fontivegge nasce per dare voce al corpo vivo del quartiere.

La vita di un quartiere è data dalle mille esistenze che la animano. Ciascuna di queste è essa stessa un mondo di esperienze vissute e di significati ad esse attribuite, riversate nell’ordinario quotidiano. Investigare queste esperienze, interrogarle facendo esprimere chi di esse è portatore offre la possibilità di tentare di comprendere come le persone interagiscono con le altre e l’ambiente di Fontivegge, quindi aiuta a capire come il quartiere è vissuto.

Ad oggi Fontivegge, e di riflesso la zona adiacente Bellocchio, si conosce per come viene descritto attraverso una narrazione proveniente dal suo esterno, esogena e spesso, con modalità indirizzate a rafforzare l’immagine molto presente nella città: ovvero di un quartiere problematico, insicuro e ciò avviene, praticamente sempre, per accadimenti di microcriminalità. A queste dinamiche è necessario contrapporre una “emersione” nel corpo vivo di Fontivegge, dando importanza a chi in questo quartiere quotidianamente vive, lavora o transita e, perché no, anche di chi sia considerato come una minaccia, così da poter intercettare anche le situazioni di disagio e contribuire a ridurre le condizioni di esclusione sociale.

La conoscenza è consapevolezza, la consapevolezza aiuta a progettare benessere.

Mosaico Fontivegge nasce dalla consapevolezza che l’area di Fontivegge e Bellocchio, seppur divisa dalla stazione, paga le conseguenze di una trasformazione che ha causato la progressiva dissoluzione del tessuto sociale. Per chi ci abita, ci lavora e ci studia, vogliamo cominciare a recuperare e ricomporre i pezzi di questa dispersione per realizzare un mosaico in cui le diverse parti si compenetrano, si animano, acquistano valore e si sensibilizzano alla ricerca del benessere del quartiere.

Sappiamo di percorrere una strada in salita e piena di ostacoli, ma coscienti di non avere vie alternative e che nessun obiettivo può essere raggiunto senza provarci. Per questo Mosaico Fontivegge ha intenzione di avviare l’iter per diventare Associazione di Promozione Sociale, che avrà bisogno del sostegno e della partecipazione attiva di tutti coloro che condividono questa visione.

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